Diritto alla disconnessione: una legge per contrastare il burnout

Sia l’uso degli strumenti tecnologici che il lavoro agile sono sicuramente un passo avanti rispetto al passato, ma portano con sé anche un aspetti controversi: non c’è più equilibrio tra vita privata e lavoro.

Nasce così il diritto alla disconnessione ovvero la libertà, per il lavoratore, di non essere reperibile durante le ore o i giorni di riposo.

Cosa dice la legge?

Il primo passo, a livello europeo, in fatto di diritto alla disconnessione, lo ha fatto la Francia con la Loi n. 2016-1088 dell’8 agosto 2016 (la cosiddetta Loi Travail o El-Khomr) che ha modificato l’art. 2242-8 del Code du Travail.

In Italia, la Legge 81/2017 tratta di disconnessione in merito al lavoro agile, ma rimanda la regolamentazione della stessa sulla base di un accordo fra le parti.

  • “La prestazione lavorativa viene eseguita (…) entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva” (art. 18, comma 1);
  • “Misure (…) volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” (l’art. 19, comma 1).

Con la Legge 6 maggio 2021 n. 61, di conversione del DL 30/2021, si parla per la prima volta di diritto alla disconnessione per il lavoro agile.

“L’esercizio del diritto alla disconnessione, necessario per tutelare i tempi di riposo e la salute del lavoratore, non può avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi.”

Cos’è il tecnostress?

Il tecnostress è una sindrome riconosciuta dal 2007 come malattia professionale da una sentenza del Tribunale di Torino.

È una conseguenza del lavoro “digitale” infatti è lo stress causato dall’uso prolungato (ed eccessivo) di strumenti informatici.

Ansia, mal di testa e insonnia sono i principali sintomi di questa malattia che si vanno a sommare ai problemi muscolo-scheletrici, altra conseguenza dello smart working.

Staccare la spina è proprio uno dei modi per prevenire questo genere di disturbo.

Il motivo è molto semplice: la tecnologia utilizzata male o troppo crea disturbi psicofisici.

Ma quali sono le cause?

  1. Sovraccarico di informazioni (information overload): troppi stimoli portano non solo a stancarsi ma anche a ridurre le capacità di concentrazione. La stessa cosa vale per il multitasking, che, a lungo andare, porta a problemi di ansia e iperattività.
  2.  Dipendenza da tecnologia: può trattarsi di email addiction, internet addiction o di dipendenza da smartphone. In ogni caso si tratta di un uso eccessivo/compulsivo di strumenti tecnologici.
  3. Senso di inadeguatezza: al contrario, chi non è pratico di tecnologia e fa fatica ad utilizzarla, spesso è vittima di tecnostress proprio per le sue difficoltà.

Il fenomeno del “quiet quitting”

E se fosse il lavoratore a trovare una strategia contro l’iperattività?

Ebbene sì, se non è l’azienda a porsi il problema, può essere il lavoratore a scegliere di porsi dei paletti.

Proprio per evitare problemi di stress e burnout, molti dipendenti preferiscono lavorare lo stretto necessario evitando così la iper-reperibilità e favorendo il work and life balance.

Come migliorare le condizioni del lavoratore?

Sono diverse le strategie che permettono a un lavoratore di migliorare la sua prestazione e al contempo di vivere più serenamente.

In particolare il welfare aziendale è tra le soluzioni più efficaci.

Per welfare aziendale si intendono tutte quelle strategie che il titolare di un’azienda mette a disposizione dei suoi dipendenti per aumentare il benessere e per trovare il giusto equilibrio tra vita privata e lavoro.

In particolare parliamo di beni, servizi o iniziative come:

  • Buoni spesa e buoni carburante
  • Agevolazioni per l’uso dei trasporti pubblici
  • Offerta di servizi sanitari
  • Congedi e agevolazioni per extra per venire incontro ai problemi di natura familiare
  • Servizi di mensa diffusa
  • Premi di produttività

Ma non solo; il clima generale e la gestione delle risorse influiscono pesantemente sul benessere dei dipendenti, ne abbiamo parlato nei nostri articoli e con i manager di alcune realtà del territorio.

Visita il nostro blog per approfondimenti su questo tema!

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Marianna Prandi

grafiche di Alice Breda

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